venerdì 9 marzo 2018

Agenzia delle entrate mi chiede indietro dei soldi che non mi ha ancora dato

Oggi vi parlo di una cosa assurda, che mi è capitata, degna dei peggiori burocrati e partorita dall'agenzia delle entrate.
Parlano sempre di equità fiscale ma la verità è che il sistema è sempre a sfavore del contribuente e negli anni ho avuto sempre più prove di ciò.

Cosa è successo?
Dopo aver compilato un a dichiarazione Unico Persone Fisiche risultava che avevo un credito IVA di 300€ per via del fatto che avevo chiuso, proprio quell'anno, la partita iva.
Invece di mettere questa somma a credito sono stato costretto a chiedere un rimborso, in quanto la partiva iva era chiusa.
Dopo un anno invece del rimborso che stavo aspettando mi arriva un avviso bonario dell'agenzia che mi chiede di pagare 150€ più sanzioni e interessi (siamo quasi a 200€) per "minor credito".
Vado a capire cosa è successo e scopro un mio errore nella compilazione di Unico, in pratica ho sbagliato a riportare il credito dell'anno precedente, probabilmente, per un errore di copia incolla, invece del credito dell'anno precedente avevo riportato quello di due anni prima.
Il credito che avevo riportato era superiore a quello effettivo, quindi correggendo la cifra con quella corretta il credito, chiesto a rimborso, passava da  da 300€ a 150€.
Va bene, l'errore è mio, ma in un caso del genere mi sarei aspettato una comunicazione che mi dicesse che avrei avuto un rimborso inferiore, invece quei geni del male dell'agenzia delle entrate mi chiedevano indietro soldi per un rimborso che non avevo ancora ricevuto, roba da matti.
Avrei capito chiedere indietro dei soldi dopo avermi dato il rimborso ma farlo prima mi sembra una presa per i fondelli.
Sono quindi andato a chiedere lumi e ho scoperto delle derive burocratiche allucinanti, il sistema farebbe così perché pare che rimborsi e debiti prendono due strade diverse, quindi chi controlla le dichiarazioni non può agire sui rimborsi, e quindi se un rimborso era di importo più alto chiede indietro la differenza.
La cosa più sconcertante però doveva ancora arrivare, andato a chiedere all'ufficio rimborsi ho scoperto che il secondo il rimborso non mi era ancora arrivato perché era "sospeso per basso importo", in pratica non me lo avrebbero dato fino a che non avessi prodotto la documentazione che lo giustificasse.
Che cosa? se dalla dichiarazione risulta che gli devo dei soldi va bene ma se per una volta me li devono dare indietro devo giustificare la cosa? altro che equità fiscale, qui è tutto pensato per fotterti.
E poi, sospeso per basso importo? cosa vuol dire che se avessi scritto 10.000€ me li davano senza fiatare? Non è un controsenso? avessi chiesto qualche migliaio di euro indietro, la richiesta di un controllo sarebbe stata più ragionevole ma per soli 300€ no.
A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, mi viene da pensare che tutto questo sia fatto apposta per farti perdere tempo e farti rinunciare al rimborso a cui hai diritto, magari per cifre basse è possibile che molti rinuncino.
Infine cosa aspettavano a dirmelo? , la letterina "lei ci deve dei soldi" arriva subito ma quella "lei ha diritto a dei soldi" non la mandano mai, anche questo è sbagliato, se l'errore fosse stato al contrario, cioè se avessi sbagliato e correggendo l'Unico il rimborso fosse stato più elevato secondo voi mi avrebbero avvisato? Secondo me no, ogni volta che qualcosa è a favore del contribuente si guardano bene dal fartelo sapere.

Conclusione 
Alla fine ho dovuto fare un giro dell'oca richiedendo di annullare il rimborso e rettificando la dichiarazione di Unico, in più ho aspettato pure una settimana perché pare che l'unico, dell'ufficio rimborsi che ha il potere di annullarlo è il capoufficio che quella settimana era in ferie.
Questa è solo l'ennesima esperienza negativa con l'Agenzia delle entrate, come contribuente non mi sento tutelato anzi mi sento preso per i fondelli, perché con le loro cazzate spesso ti trovi a pagare più del dovuto o a perdere tempo per far valere i tuoi diritti.
Alla fine si è pure portati a pensare che se l'Agenzia delle entrate non è giusta verso di te perché tu dovresti essere giusto verso di lei, a buon intenditor poche parole.

2 commenti:

  1. Gilberto, entra in questa logica: non esiste nessun "diritto". O meglio, la parola significa "quello che è giusto" ma è un concetto vuoto se non viene affiancato dalla stessa cosa che da senso alla Legge, ovvero la forza militare (gli anglofoni direbbero "enforcing").

    La Agenzia delle Entrate ti vessa come qualsiasi altra "funzione pubblica" perché il cittadino in Italia, si sa, è suddito. Gli impiegati della Agenzia sono tirapiedi dello Sceriffo di Nottingham e come tali ragionano e operano.

    Per trovarci in una situazione opposta, ovvero una situazione in cui noi invece di sudditi siamo clienti e la Agenzia ci fornisce un servizio, come tutte le altre "funzioni pubbliche", bisognerebbe che gli Italiani fossero un popolo differente e bisognerebbe fare una rivoluzione.

    Ti porto il caso della mia carta di identità "elettronica". Ho dovuto prendere appuntamento sul sito del Comune con una web application che fa schifo e non funziona, TRE MESI PRIMA, poi ho dovuto andare li con la foto eccetera, aspettare che mandassero tutto alla Zecca di Stato a Roma e aspettare che mi rispedissero indietro la tessera per posta, tipo due settimane dopo l'appuntamento in Comune. Sai quanto ci mette la banca a darmi una carta di credito nuova? Uno o due giorni.

    Riguardo il concetto di "giusto".
    Quando costituirono la Repubblica decisero di "comprare" gli Italiani usando la "economia sommersa" al Nord e lo assistenzialismo al Sud. Capisci che questo sistema si basa su un rapporto precario tra "lecito e illecito".

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  2. Ti faccio due altri esempi ovvi:
    - fino a qualche tempo fa compravi gli immobili dichiarando un valore molto inferiore a quello reale, poi andavi dal notaio che leggeva l'atto, usciva dall'ufficio e perfezionavi l'acquisto con lo scambio di soldi in contanti e in nero.
    - la legge non obbliga venditore e acquirente a possedere tutti i certificati dell'immobile, anzi, può essere anche apertamente abusivo e l'atto di vendita è comunque legale. Infatti, non solo esistono interi quartieri abusivi ma anche a Cinisello la maggior parte degli immobili non ha mai avuto il certificato di abitabilità.

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