L'idea di base
NASGUL è il mio home server: una macchina che vive dentro un cubo IKEA, accesa per lunghi periodi continuativi. La premessa è semplice ma fa da bussola per ogni scelta: sopra doveva girare OpenMediaVault come host, una VM Ubuntu per il laboratorio elettronico, e potenzialmente altre VM in futuro (servizi, prove, ambienti isolati). Da qui discendono i requisiti hardware: capacità di virtualizzazione (VT-x/VT-d), RAM abbondante, storage robusto, e una CPU con abbastanza muscoli per non strozzare tutto.
Inoltre ci ho messo l'accoppiata server qBittorrent + server Plex per vedere i film dalla smart TV
A questo si sommano tre vincoli trasversali che spesso si contraddicono: stabilità, efficienza (consumo basso) e flessibilità per sperimentare senza compromettere il servizio principale. E un quarto vincolo, implicito ma forte: costo contenuto. Quasi tutto qui dentro è recuperato o comprato al risparmio.
La forma: DRÖNJÖNS + KALLAX
Il case è il DRÖNJÖNS di IKEA (12€), il cestino a maglia metallica pensato per andare dentro ai cubi dei mobili KALLAX. È nato per organizzare giocattoli o biancheria, ma come case di un homelab ha un sacco di senso: la rete fitta lascia passare l'aria su tutti i lati, ventilazione passiva quasi gratuita, e visivamente la macchina sparisce dentro al mobile.
Tutta la struttura interna è costruita per "appendersi" alle pareti di rete: il cestello per gli HDD è fissato in alto, l'alimentatore Mean Well è cinturato a un lato.
La motherboard sta sul fondo, e qui c'è un dettaglio importante: l'ho montata su un pannello di plexiglass che fa da base. Al plexiglass sono avvitati i classici supporti distanziatori (standoff), e la scheda si fissa sopra. Questa soluzione risolve due problemi in colpo solo: il lato saldature della motherboard non tocca mai la rete metallica (cortocircuito evitato), e tra plexiglass e fondo della scheda passa aria, quindi anche la zona sotto la scheda madre viene ventilata.
Va detto comunque che non è una macchina proprio silenziosa. La ventola del cestello dei dischi si sente, e la rete del DRÖNJÖNS non isola nulla acusticamente. Sta in un punto della casa dove non dà fastidio, probabilmente si potrebbe pensare ad un upgrade per renderlo fanless.
L'hardware
La CPU originale era un Intel Core i3-3220 (3.3 GHz, 2 core / 4 thread, TDP 55W). L'ho sostituita con un i5-3470T (2.9 GHz, quad-core, TDP 35W) pagato 10€ usato. Il suffisso "T" è la chiave: è la variante low-power della famiglia Ivy Bridge. Risultato: più core e più performance reali (utili a far girare le VM senza arrancare) e contemporaneamente meno consumo. Uno dei rari upgrade che migliora tutto.
Sulla RAM stessa logica: dai 4GB originali sono passato a 16GB DDR3 (2x8) per 30€, di nuovo usata. Il salto è motivato soprattutto dalla virtualizzazione: con 4GB tra OMV, container e Ubuntu virtualizzato si andava subito in swap.
Lo storage è organizzato su due livelli:
- 4 HDD da 1TB l'uno in RAID 10 per i dati, comprati in blocco a 50€ totali, in RAID 10 anche se uno saluta gli altri reggono;
- un SSD da 256GB separato per OS e applicazioni, così l'array dati può davvero andare in idle mentre gli accessi continui (log, sistema, container) finiscono sull'SSD.
Il pannello frontale
Piccolo dettaglio ma significativo: ho comprato per pochi euro un pulsante di accensione con spia gialla e uno di reset con spia blu. Ho dirottato la spia blu sull'HDD LED della motherboard: pulsante di reset funzionante quando serve, ma con un LED che pulsa con l'attività dei dischi. Doppio uso, niente sprecato.
L'alimentazione: la parte interessante
Qui è dove ho fatto i salti più significativi. La configurazione è in due stadi:
220V AC → Mean Well LRS-150-12 (alimentatore industriale, 12V/150W, 20€) → Pico ATX 160W (board fanless, 7€) → tutte le rail ATX al sistema.
La divisione dei compiti è il punto chiave per capire perché funziona bene:
- Il Mean Well fa una sola cosa: prende i 220V AC dalla rete e li converte in una singola tensione 12V DC stabile e pulita. Niente altro. In questo modo è molto efficiente e ha in più la caratteristica che senza carico (server spento) non cosuma nulla, inoltre è fanless.
- Il Pico ATX è una board piccolissima che si infila direttamente sul connettore ATX 24-pin della motherboard. Riceve in ingresso i 12V dal Mean Well e con conversione DC-DC genera tutte le altre tensioni richieste dallo standard ATX (3.3V, 5V, 5VSB, ±12V). È completamente fanless.
Il risultato è un alimentatore composito: la sezione AC/DC fuori, la sezione DC/DC sul connettore ATX. Tra i due passa solo un cavo a 12V.
Per l'ingresso 220V ho recuperato il connettore IEC da un vecchio alimentatore ATX guasto e l'ho cablato al Mean Well. Dettaglio non opzionale: i cavi 220V vanno isolati con guaina termorestringente su ogni giunzione, non con nastro isolante e via. È tensione di rete, non si scherza.
Perché questa configurazione? La motivazione primaria è la passività: niente ventola sull'alimentatore quindi una sorgente di rumore in meno e un punto di guasto in meno. Bonus collaterale: il cablaggio è enormemente più pulito, non ci sono fasci di cavi inutilizzati da nascondere.
E poi i numeri: con il vecchio alimentatore ATX standard la macchina assorbiva 58W, con la combinazione Mean Well + Pico ATX siamo scesi a 49W. Una riduzione di circa il 15% che a regime, per macchine accese tanto, si fa sentire.
Il VM "lab": isolamento per sperimentare
Tutto il lavoro sperimentale (elettronica, Arduino, prove varie) avviene dentro una VM KVM chiamata lab con Ubuntu. L'host OMV resta pulito: niente toolchain, niente IDE, niente USB strani montati al volo sull'host. Il passthrough USB porta l'Arduino Mega 2560 R3 dentro la VM, e da lì programmo e debuggo senza toccare lo strato server.
Il costo
Riepilogo della spesa. Le voci con asterisco (*) sono stime per i componenti minori di cui non ricordo il prezzo esatto:
| Componente | Costo |
|---|---|
| Cestino DRÖNJÖNS | 12€ |
| CPU Intel i5-3470T (usata) | 10€ |
| RAM 16GB DDR3 2x8 (usata) | 30€ |
| 4× HDD per RAID 10 | 50€ |
| Mean Well LRS-150-12 | 20€ |
| Pico ATX 160W | 7€ |
| Motherboard Asus P8H77-V LE (recuperata) * | ~25€ |
| SSD per OS * | ~15€ |
| Ventola cestello dischi * | ~10€ |
| Pulsanti power + reset con LED * | ~5€ |
| Pannello plexiglass + standoff + viti * | ~5€ |
| Connettore IEC + cavi 220V + termorestringente * | ~3€ |
| Totale stimato | ~192€ |
Considerando che la motherboard era già in casa e che diversi pezzi sono recuperati, il fuori-tasca reale è anche più basso. In pratica alla fine ho ottenuto un NAS da 2TB con quattro dischi in RAID 10, la possibilità di usare VM e un server di streaming Home tutto racchiuso dentro un mobile Ikea.
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